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Coordinatore per la Sicurezza: (8) Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori) 1° Parte

Gentili colleghi,

ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA segnala la Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori)< 1°Parte

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Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori)<

1° Parte<; 2° Parte<;

Sez. 4, Sentenza n. 46991< del 12/11/2015 Ud. (dep. 26/11/2015 ) Rv. 265661

Presidente: Brusco CG. Estensore: Gianniti P. Relatore: Gianniti P. Imputato: Aaaaaaa e altri. P.M. Cedrangolo O. (Parz. Diff.)

(Rigetta, App. Palermo, 12/05/2014)

566 LAVORO - 069 DESTINATARI DELLE NORME

LAVORO - PREVENZIONE INFORTUNI - DESTINATARI DELLE NORME - Coordinatore< per la sicurezza< dei lavori - Obblighi - Fattispecie.

In tema di infortuni sul lavoro, la funzione di alta vigilanza, che grava sul coordinatore< per la sicurezza< dei lavori, ha ad oggetto quegli eventi riconducibili alla configurazione complessiva, di base, della lavorazione e non anche gli eventi contingenti, scaturiti estemporaneamente dallo sviluppo dei lavori medesimi e, come tali, affidati al controllo del datore di lavoro e del suo preposto. (Fattispecie nella quale è stata ritenuta la responsabilità del coordinatore< per la sicurezza< in relazione al crollo di un'impalcatura).

Riferimenti normativi:

Cod. Pen. art. 40 com. 2

 

 

Cod. Pen. art. 43

CORTE COST.<

 

Cod. Pen. art. 589

CORTE COST.<

Massime precedenti Conformi: N. 18149 del 2010< Rv. 247536<

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

QUARTA SEZIONE PENALE

visti gli atti, la sentenza e il ricorso

udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/11/2015 la relazione fatta dal

Consigliere Dott. PASQUALE GIANNITI

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Oscar Cedrangolo

che ha concluso per Annullamento senza rinvio limitatamente alla condanna del responsabile civile. Rigetto dei ricorsi degli imputati.

Udito, per la parte civile, l’Avv Vella Rosanna per le parti civili e l’avv. Andrea Rossi per l’INAIL.

Uditi i difensori Avv. Scozzola Giuseppe per Porteza Francesco e l’Avv. Stefanelli, quale sostituto ….

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale di Palermo, in composizione monocratica, con sentenza 25 gennaio 2013 dichiarava Aaaaaaaaa aaaaaaa, Bbbbbbbb bbbbbbb, Ddddddd ddddddd e ccccc ccccccc cccccc colpevoli del reato di cui agli artt. 113 e 589 cod. pen. (morte dell'operaio Eeeee eeeeeee e lesioni personali guaribili in giorni venti per l'operaio Ffffff ffffffff), agli stessi contestato con violazione della normativa antiínfortunistica in cooperazione colposa al capo B dell'imputazione, e condannava gli imputati Aaaaaaa e Cccccc alla pena di anni due mesi due di reclusione ciascuno e gli imputati Ccccccc e Ddddddd alla pena di anni due mesi sei di reclusione ciascuno.

L'imputazione si riferisce ai fatti occorsi in data 27 dicembre 2003, allorquando, nel corso dei lavori di rifacimento delle facciate esterne e di rifacimento dei terrazzi di copertura del complesso immobiliare sito in Palermo, via Trinacria 58 - via Magliocco 46 e via Lo Bianco - si verificava il crollo dell'impalcatura metallica collocata lungo le facciate prospicienti le vie Trinacria e Lo Bianco dell'edificio (di 14 piani) di proprietà della Fondazione Enpam (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), con conseguente caduta nel vuoto degli operai Eeeee eeeeeee e Ffffff ffffffff (il primo rimasto ucciso sotto le macerie e l'altro, che riusciva a salvarsi aggrappandosi ad un balcone dell'edificio, rimasto ferito con lesioni giudicate guaribili in giorni venti) impegnati nelle operazioni di smontaggio del mastodontico ponteggio. Il crollo dell'impalcatura metallica determinava anche il danneggiamento della facciata dell'edificio (di 14 piani, si ribadisce) e di numerose autovetture parcheggiate nei pressi del cantiere.

Secondo quanto contestato e poi ritenuto dal Giudice di primo grado i !avori di rifacimento delle facciate esterne e dei terrazzi di copertura del suddetto complesso - che avevano formato oggetto di appalto concesso dalla Fondazione Enpam alla Hhhhh Tecnologie s.r.l., amministrata dall'imputato Cccccc – sono stati interessato da un duplice meccanismo di subappalti: il subappalto intercorso tra la società appaltatrice con la ditta individuale Ddddddd Marcello e l'ulteriore sub appalto dei lavori di montaggio e di smontaggio del ponteggio intercorso tra la ditta individuale Ddddddd Marcello e la ditta individuale Ccccccc Antonio, fornitrice del ponteggio.

In particolare in imputazione era contestato:

- all'imputato Cccccc, nella qualità di datore di lavoro (in quanto amministratore unico della Hhhhh Tecnologie srl, aggiudicataria dell'appalto dei "lavori di rifacimento delle facciate esterne e di rifacimento dei terrazzi di copertura del complesso immobiliare"), veniva contestato di aver omesso di verificare che la ditta individuale Ddddddd Marcello (alla quale di fatto la Hhhhh aveva sub appaltato la esecuzione dei lavori) eseguisse gli stessi con la dovuta osservanza di leggi, regolamenti, direttive e norme di ordinaria prudenza, diligenza e perizia, specie in ordine alle cautele antinfortunistiche e in materia di tutela della pubblica incolumità; ed in particolare di aver omesso di assicurare che il ponteggio fosse posto in opera in modo da garantire una capacità portante sufficiente e di aver omesso di verificare che detto ponteggio fosse stabile;

- all'imputato Ddddddd, quale titolare della ditta subappaltatrice dei lavori, (che aveva ulteriormente sub-appaltato alla ditta individuale Ccccccc Antoni i lavori di montaggio e di smontaggio del ponteggio, pur presiedendo di fatto alla conduzione dei lavori stessi), veniva contestato di aver omesso di assicurare che entrambe le suddette fasi fossero eseguite con l'impiego di maestranze qualificate e che fossero adottate le cautele antinfortunistiche e in materia di sicurezza prescritte da leggi, regolamenti, direttive e norme di ordinaria prudenza, diligenza e perizia (tra le quali quelle di seguito addebitate all'imputato Ccccccc);

- all'imputato Ccccccc - quale titolare della ditta individuale noleggiatrice del ponteggio, ma anche subappaltatrice della ditta Ddddddd dei lavori relativi al montaggio e smontaggio del ponteggio stesso, nonché investita dell'incarico di trovare manodopera per l'esecuzione di tali operazioni (manodopera che procacciava tramite Ffffff Antonino e tramite Eeeee eeeeeee, operaio sprovvisto della necessaria qualifica di pontista e delle cognizioni tecniche e della esperienza necessaria per l'esecuzione del lavoro) - veniva contestato di aver omesso di assicurare l'osservanza delle cautele antinfortunistiche nel montaggio e nello smontaggio del ponteggio; e, in particolare, veniva contestato, quanto al montaggio del ponteggio, di aver realizzato un ponteggio difforme, sotto diversi profili, analiticamente indicati in imputazione, rispetto al progetto redatto dall'Ing. Carlo Ggggggggg ed al manuale d'uso e manutenzione fornito dal produttore "Ponteggi Dalmine spa"; e, quanto allo smontaggio, di aver incaricato dell'esecuzione il suddetto Ffffff Antonino, persona sfornita della qualifica, nonché delle cognizioni tecniche e dell'esperienza necessaria per eseguire tale operazione, il quale si avvaleva fra l'altro di manodopera non qualificata;

- all'imputato Aaaaaaa - quale Coordinatore della Sicurezza per l'esecuzione dei lavori - veniva contestato di aver omesso ogni controllo nelle fasi di montaggio e di smontaggio del ponteggio e di non aver impedito che fossero effettuate.

A tutti i suddetti imputati veniva contestata l'aggravante di aver commesso il fatto con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Con la medesima sentenza i predetti imputati venivano condannati, in solido tra loro ed anche in solido con il responsabile civile Fondazione ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), al pagamento delle provvisionali, immediatamente esecutive e di diversificato importo, in favore delle parti civili (Ffffff Giuseppa, in proprio e nella qualità di esercente la potestà sulle figlie minori; Eeeee Reeeeee, Qqqq qqqqqqqqqq, Ffffff ffffffff, Nnnnn nnnnnnnnn; Inali); sempre i medesimi imputati, in solido tra loro e con il citato responsabile civile, venivano condannati anche al risarcimento dei danni sofferti dalla parte civile Mmmmmm mmmmm, rimettendo, in questo caso, le parti davanti al competente giudice civile per la liquidazione.

Il Giudice di primo grado, con la citata sentenza, ritenuta l'ipotesi di cui al primo comma dell'art. 449 cp, dichiarava prescritto il reato di disastro colposo, contestato agli imputati al capo A, nonché i reati contestati agli originari capi C e D, a vario titolo ascritti come in atti; e assolveva Iiiiiii iiiii, imputato dei reati di cui ai capi A e B nella qualità di coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione, da entrambe le imputazioni (ritenuta, quanto a quella di cui al capo B, l'ipotesi di cui all'art. 449 comma 1 cp) con la formula "per non aver commesso il fatto".

2. Avverso la suddetta sentenza veniva presentato appello nell'interesse degli imputati Cccccc, Ddddddd, Ccccccc e Aaaaaaa, nonché anche nell'interesse del responsabile civile Fondazione Enpam.

3. La Corte di appello di Palermo, con sentenza 12 maggio 2014,

- dichiarava prescritto il reato di lesioni personali in danno di Ffffff ffffffff contenuto nell'imputazione di cui al capo B, riduceva le pene inflitte al Aaaaaaa ed al Cccccc ad anni due di reclusione ciascuno e le pene inflitte al Ccccccc ed all'Ddddddd ad anni due e mesi quatto di reclusione ciascuno;

- eliminava tutte le statuizioni rispettivamente disposte in favore delle parti civili Mmmmmm mmmmm, Nnnnn nnnnnnnnn e Ffffff ffffffff;

- confermava nel resto l'impugnata sentenza,

- revocava la sospensione dell'esecuzione della provvisionale di euro 80 mila posta in favore della parte civile Inail a carico solidale degli imputati Aaaaaaa, Ddddddd, Ccccccc e Cccccc, nonché del responsabile civile Fondazione Enpam;

- condannava gli imputati ed il responsabile civile alla rifusione delle spese processuali sostenute dalle parti civili Ffffff Giuseppa, nella suddetta duplice qualità, Eeeee Reeeeee e Qqqq qqqqqqqqqq, nonché dall'Inail;

- infine, a correzione dell'errore materiale contenuto nel dispositivo della sentenza di primo grado, disponeva che nel corpo di quest'ultimo fosse inserita anche la condanna in solido degli imputati Aaaaaaa, Ddddddd, Ccccccc e Cccccc, nonché del responsabile civile Enpam al risarcimento dei danni in favore delle parti civili Ffffff Giuseppa, sempre nella suddetta duplice qualità, Eeeee Reeeeee, Qqqq qqqqqqqqqq e Inail, rimettendo le parti davanti al competente giudice civile per la liquidazione.

4. Avverso la suddetta sentenza proponevano ricorso, a mezzo dei rispettivi difensori, gli imputati Ccccccc, Ddddddd, Cccccc e Aaaaaaa, nonché la Fondazione Enpam.

Il difensore dell'imputato Aaaaaaa in data 23 ottobre 2015 depositava motivi aggiunti.

5. Il ricorso presentato nell'interesse dell'imputato Cccccc è affidato a quattro motivi di doglianza.

5.1. Con il primo viene dedotta la violazione di legge e difetto di motivazione in relazione agli artt. 179 e 419 cpp.

Al riguardo il ricorrente deduce che l'omessa notifica della fissazione dell'udienza preliminare al domicilio eletto non rientra nel regime di cui all'art. 180 come invece ritenuto dalla Corte territoriale, ma, avuto riguardo alla funzione svolta dall'udienza preliminare, in quello di cui all'art. 179 cpp (che, come è noto, colloca tra le nullità assolute quelle derivanti dall'omessa citazione dell'imputato) e, in quanto tale, deducibile in ogni stato e grado del processo.

5.2. Con il secondo motivo viene dedotta la violazione di legge ed il difetto di motivazione in relazione all'art. 521 cod. proc. pen. e cioé si chiede l'annullamento della sentenza per violazione del principio di corrispondenza tra la contestazione del fatto contenuta nell'imputazione e le ragioni poste a fondamento della sentenza di condanna.

Al riguardo, il ricorrente deduce che era stato a lui contestato di aver omesso le opportune cautele antinfortunistiche finalizzate ad assicurare la capacità portante e la stabilità del ponteggio (e che dall'espletata attività istruttoria è per l'appunto emerso che il ponteggio era stato costruito a regola d'arte ed apprestando tutte le opportune precauzioni, essendo il crollo ricollegabile alla tecnica di smontaggio adottata il giorno dell'incidente) mentre era stato condannato per un fatto del tutto diverso e cioé per omessa vigilanza in ordine all'attività di smontaggio, fatto in relazione al quale non aveva potuto difendersi. Non si tratterebbe di mera diversa qualificazione giuridica del medesimo fatto originariamente contestato in termini di colpa specifica e successivamente qualificato come colpa generica, ma di un fatto propriamente diverso. Oltretutto, diversi sono i criteri di accertamento della colpa generica e della colpa specifica (la prima si accerta sulla base della prevedibilità dell'event da parte al soggetto agente, mentre la seconda si base sulla violazione di una determinata regola cautelare e sulla riconducibilità dell'evento a tale violazione), con la conseguenza che egli andava messo nella condizione di poter esercitare il proprio diritto di difesa anche con riferimento alla prevedibilità dell'evento.

5.3. Nel terzo motivo viene dedotta la violazione di legge ed il difetto di motivazione in relazione all'art. 41 comma 2

L'imputato con questo motivo chiede l'annullamento della sentenza perché, a suo dire, la Corte di Appello non avrebbe ravvisato la sussistenza di una causa sopravvenuta, consistente nello svolgimento arbitrario dei lavori di smontaggio durante la chiusura del cantiere, la quale avrebbe interrotto il nesso di causalità tra la presunta condotta dell'imputato e l'evento in questione.

Secondo il ricorrente, la sentenza della Corte territoriale non ha tenuto conto che lui aveva disposto la chiusura del cantiere per le festività natalizie e che il crollo è avvenuto il 27 dicembre 2003, a seguito di lavori di smontaggio posti in essere arbitrariamente dai lavoratori durante la chiusura del cantiere: tale comportamento configura a suo avviso una condotta imprevedibile e abnorme in grado di essere da sola causa dell'evento. Tutti i comportamenti anomali interrompono il nesso causale non potendo rientrare nell'obbligo di garanzia posto a carico del datore di lavoro.

5.4. Nel quarto motivo viene dedotto il vizio di motivazione in relazione all'art. 133 cp. e precisamente al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.

Secondo il ricorrente, la sentenza della Corte territoriale è del tutto inadeguata: sia perché egli è stato condannato per omessa vigilanza sullo smontaggio dei ponteggi ovvero per un profilo diverso da quello originariamente contestato, come sopra già rilevato; sia perché anche la graduazione delle colpe concorrenti è rilevante per la determinazione dell'apporto causale di ciascun imputato e per la determinazione della pena, ovvero ai fini del giudizio in ordine alla gravità della condotta di ognuno.

6.- Il ricorso presentato nell'interesse dell'imputato Ddddddd è affidato ad un'unica doglianza

Con essa si lamenta la violazione di legge e il difetto di motivazione in relazione agli artt. 449, 434, 598, 113 e 40 cp.

Il ricorrente, in punto di fatto, premette che dall'istruzione dibattimentale svolta in primo grado era emerso che i lavori di montaggio e di smontaggio dell'impalcatura erano stati da lui affidati alla ditta specializzata di Antonio Ccccccc, operante nel settore da diversi decenni, con regolare contratto; ed aggiunge che lo stesso Ccccccc, nonostante che i lavori presso il cantiere erano sospesi per le festività di fine anno già dal 19 dicembre 2003, il successivo 27 dicembre aveva deciso di effettuare lo smontaggio della impalcatura assumendo direttamente due operai e dando agli stessi tutte le disposizioni sul lavoro che dovevano effettuare.

In punto di diritto censura la sentenza della Corte territoriale sotto il profilo della posizione di garanzia e sotto il profilo dell'estensione nei suoi confronti del nesso di causalità ravvisato tra gli eventi occorsi e le condotte del Ccccccc e le condotte dei due operai.

Sotto il primo profilo, rileva che la sicurezza del cantiere, a seguito dell'intervenuto subappalto, era onere della ditta del Ccccccc, che aveva tutti i requisiti di legge per svolgere quel specifico lavoro all'interno del cantiere; rileva altresì che il materiale utilizzato per l'impalcatura era nuovo ed era il migliore sul mercato; in definitiva, secondo il ricorrente, nessun addebito può essergli contestato: egli non sapeva che il Ccccccc stava effettuando all'interno del cantiere attività lavorativa e non conosceva gli operai assunti quel giorno dal Ccccccc, mentre sapeva che il cantiere era sospeso e doveva riaprire dopo le festività di fine anno.

Sotto il secondo profilo, osserva che la posizione di garanzia sussiste in capo al soggetto che ha la piena consapevolezza che si stia eseguendo una attività sulla quale ha obbligo di vigilare, mentre egli, per le circostanze di cui sopra, tale consapevolezza non aveva affatto.

7. Il ricorso proposto nell'interesse dell'imputato Ccccccc è anch'esso affidato ad un unico motivo di doglianza

Con esso viene dedotta la violazione di legge penale ed il vizio di motivazione in relazione agli artt. 113, 449 cp e 589 cp, 133 co, 81 cp e 62 bis cp.

Il ricorrente - dopo aver ricordato che gli viene contestato di aver omesso di assicurare l'osservanza delle cautele antiinfortunistiche, quanto al montaggio, realizzando un ponteggio difforme rispetto al progetto redatto dall'Ing. Ggggggggg ed al manuale d'uso predisposto dal produttore, e, quanto allo smontaggio, incaricando dell'esecuzione Ffffff Antonino, persona sfornita di adeguata qualifica e cognizioni tecniche - censura la sentenza impugnata in primo luogo sotto il profilo dell'affermata responsabilità penale.

Al riguardo, il ricorrente deduce non essere neppure astrattamente ipotizzabile a suo capo una condotta omissiva con rilevanza causale rispetto al crollo ed al decesso dell'operaio addetto alle operazioni di smontaggio. Rileva che la sentenza del Giudice di merito di primo grado esclude che il crollo della struttura metallica (ed il conseguente decesso) sia stato determinato da una non corretta posa in opera della stessa, mentre individua la causa dello stesso nella mancata adozione dei prescritti accorgimenti tecnici previsti per la fase di smontaggio del ponteggio. Più precisamente, secondo quanto si legge a p. 46 della sentenza di primo grado, il crollo è avvenuto per le "erronee manovre di smontaggio del ponteggio che hanno provocato il sovraccarico dello stesso e la conseguente implosione". Fa presente che egli, quale semplice manovale (dipendente Hhhhh), non ha mai rivestito alcun ruolo di supervisore o garante dell'osservanza delle prescrizioni tecnico operative e si lamenta del fatto che il Tribunale sia addivenuto a diversa conclusione sulla base di una erronea lettura delle dichiarazioni rese dai diversi soggetti coinvolti nella vicenda.

In via subordinata, censura la sentenza impugnata in ordine al profilo sanzionatorio e precisamente in punto di mancata concessione delle attenuanti generiche ed in punto di mancata indicazione della pena base dalla quale i giudici di merito sono partiti per la quantificazione della pena finale a lui inflitta per effetto dell'ultimo comma di cui all'art. 589 cp

8.- Nell'interesse dell'imputato Aaaaaaa sono articolati tre motivi di ricorso

8.1.- Nel primo si deduce vizio di motivazione in relazione agli artt. 546 lett. c e, 178 lettera c e 360 cpp.

Secondo il ricorrente - premesso che il Pubblico ministero, nel disporre l'accertamento tecnico irrepetibile, aveva omesso la notifica dell'avviso del conferimento dell'incarico al Difensore e che, a seguito di eccezione sollevata nella fase preliminare del giudizio di primo grado, il giudice di detto grado aveva pronunciato ordinanza dichiarativa di inutilizzabilità - la espletata consulenza tecnica irripetibile sarebbe nulla per violazione dell'art. 178 lett. c) cod. proc. pen., come già dedotto davanti alla Corte territoriale, con la conseguenza che la nullità dovrebbe estendersi a tutte le operazioni peritali, comprese quelle relative all'acquisizione di documentazione relativa ai subappalti.

8.2.- Nel secondo si deduce vizio di motivazione in relazione agli artt. 192, 546 lettera e cpp, nonché agli artt. 41 e 113 cp e agli artt. 7, 9, 12, 13 del d. lgvo 494/1996 e agli artt. 92,97 e 100 del d.lgvo 81/2008 e agli artt. 4 e 35 del d. Igvo 626/1994, cioé in relazione alle diverse norme che regolano il ruolo del coordinatore per la sicurezza.

Al riguardo, il ricorrente, imputato in atti quale coordinatore per la sicurezza - dopo aver delineato i compiti del coordinatore per la sicurezza, del datore di lavoro e del direttore dei lavori e dopo aver ricordato che le suddette tre figure professionali, per quanto con compiti diversi, devono necessariamente collaborare nel senso che ciascuna deve comunicare all'altra quanto si sta verificando all'interno del cantiere, in modo che il soggetto competente possa intervenire - richiama l'attenzione sugli intervenuti subappalti, e precisamente: sul fatto che, a seguito di ordine di servizio 19 dicembre 2003 del direttore dei lavori Iiiiiii e del datore di lavoro Cccccc, dal 20 dicembre il cantiere era chiuso; sul fatto che egli con missiva del precedente 16 maggio aveva chiesto alla committente ed alla ditta appaltatrice di essere messo a conoscenza di eventuali subappalti; sul fatto che non era a conoscenza né che i lavori venivano eseguiti da altri e in particolare dalla ditta Ddddddd e dalla ditta Ccccccc (soggetto quest'ultimo già dipendente della ditta appaltatrice Hhhhh) né che il Ccccccc era stato licenziato in data 31 agosto 2003; sul fatto che Hhhhh, quale datore di lavoro, aveva chiesto alla committente Enpam di procedere a sub appalti, ma non aveva ottenuto la relativa autorizzazione.

In sintesi il ricorrente lamenta che nella sentenza impugnata, in considerazione dell'incarico ricevuto con delibera presidenziale Enpam, gli è state attribuito il ruolo di effettivo direttore dei lavori, con la conseguenza che l'omessa vigilanza il giorno dell'evento è stata ritenuta in nesso, con le forme della cooperazione colposa, con il verificarsi dello stesso. Sostiene che le sue funzioni erano soltanto quelle di coordinatore per la sicurezza e che, in quanto tale, non aveva il compito di essere quotidianamente presente. Lamenta altresì che - se il Iiiiiii, nominato dalla committente come direttore dei lavori, non poteva essere presente quotidianamente - sarebbe stato compito della stessa committente di nominare altro soggetto con quella qualità (peraltro astrattamente incompatibile con quella di coordinatore della sicurezza). Allega al ricorso, ai fini dell'autosufficienza dello stesso, lettera di incarico dalla quale risulta che la committente si era limitata a conferirgli l'incarico di "coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione dei lavori indicati in oggetto", mentre indicava in modo esplicito come direttore dei lavori il solo Iiiiiii. Rileva ancora il ricorrente che alla data del fatto il ponteggio era già stato regolarmente dismesso nella sua massima parte, ragion per cui egli, quale coordinatore per la sicurezza, non avrebbe mai potuto prevedere quelle irregolarità successivamente verificatesi.

In ogni caso - quand'anche si volesse ritenere che il Aaaaaaa dovesse essere presente ogni giorno in cantiere e dovesse accorgersi dei subappalti – non sussisterebbe il necessario nesso di causalità; in altri termini, secondo quanto esposto nel ricorso presentato nell'interesse dell'imputato Aaaaaaa, in astratto e con giudizio ex ante, non era prevedibile che i lavori, nonostante l'ordine di sospensione impartito dal direttore dei lavori, sarebbero comunque proseguiti.

Al riguardo, il ricorrente rileva che - anche a voler dare per certo che, prima della chiusura del cantiere, il ponteggio crollato fosse stato sovraccaricato sarebbe comunque certo che sino al giorno prima dell'evento il sovraccarico era compatibile con la struttura mobile. Osserva che dall'espletata attività istruttoria non è risultata la quantità di pezzi smontati da una parte ed allocata sull'altra parte del ponteggio e che non può essere a lui imputato il fatto che i due operai abusivi abbiano ulteriormente sovraccaricato quella parte del ponteggio facendo si che si raggiungesse il punto di rottura (indicato nella consulenza dell'Ing. Kkkkkkkkk in 12.000 kg). Pertanto, la causa del crollo non sarebbe l'omissione della vigilanza, ma il superamento del limite del peso che quella parte del ponteggio poteva tenere.

Infine, in relazione alla cooperazione colposa della propria condotta in relazione all'evento verificatosi, rileva che "nulla esclude, anzi le emergenze processuali includono, che lo stesso, avendo dato all'inizio le disposizioni sulle modalità di smontaggio del ponteggio ed avendo verificato che effettivamente venivano eseguite, non aveva più compiti e non poteva immaginare che la prosecuzione dei lavori avvenisse in modo non confacente al PSC e al POS ed alle disposizioni antinfortunistiche", essendo invece compito del datore di lavoro e del direttore dei lavori verificare tali anomalie e porvi immediatamente rimedio. Sicché, nell'assenza della consapevolezza della condotta altrui, quella del ricorrente, non si porrebbe in nesso con l'evento verificatosi.

8.3.- Con il terzo motivo lamenta che nei motivi di appello, in via subordinata, era stata chiesta la quantificazione di un concorso di colpa delle vittime nella causazione dell'evento e la concessione delle attenuanti generiche; mentre, la sentenza impugnata ha omesso di motivare sulla prima richiesta e ha respinto la seconda, avuto riguardo alla gravità del fatto. Si duole pertanto, da un lato, dell'omessa motivazione, e dall'altro del fatto che la gravità del fatto è stata considerata due volte: una per determinare la pena base e la seconda per negare le attenuanti generiche.

8.4.- Nei motivi aggiunti il ricorrente ritorna sui compiti a lui spettanti quale coordinatore per la sicurezza (e non anche come direttore dei lavori, come a suo dire erroneamente indicato nella sentenza impugnata); ritorna sul fatto che egli, quale coordinatore per la sicurezza, non aveva l'obbligo di andare tutti i giorni in cantiere per poi rimanervi e non era a conoscenza dell'esistenza dell'appalto dalla Hhhhh alla ditta Ddddddd e da questa alla ditta di Ccccccc; nonché ritorna sul nesso di causalità tra la sua condotta omissiva, ove ritenuta sussistente, e l'evento verificatosi. Lamenta che la Corte sarebbe incorsa in un travisamento della prova dibattimentale laddove aveva sostenuto che dall'audizione dei testi era emerso che egli non si recava in cantiere frequentemente e richiede l'acquisizione delle trascrizioni dibattimentali, al fine di verificare il suddetto travisamento. Allega, ai fini dell'autosufficienza dei motivi aggiunti, decreto che dispone il giudizio ed allegata richiesta di rinvio a giudizio dal quale risulta che, nei confronti dell'Ffffff (titolare della ditta incaricata delle operazioni di smontaggio), la contestazione era di aver smontato il ponteggio di via Trinacria accatastando gli elementi su quello di via Lo Bianco e causando così un sovraccarico ed il crollo dello stesso. Ricorda che, come si evince dalle due sentenze di merito, lo smontaggio del ponteggio era iniziato nel mese di novembre dalla via Alcide De Gasperi ed era proseguito su via Trinacria, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, fino ad una data che il giudice di primo grado determina nel 13 dicembre 2003, per cui era per lui imprevedibile prevedere che cambiassero le modalità operative delle operazioni di smontaggio.

9.- Il ricorso presentato nell'interesse della Fondazione Enpam (Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri), quale responsabile civile, è affidato a due motivi di doglianza

9.1.- Nel primo viene dedotta la violazione di legge in relazione agli artt. 185 cp, 539 e 540 cpp e 1655 e 2049 cc.

L'ente ricorrente, in punto di fatto, premette che il Giudice di merito aveva autorizzato la sua citazione a seguito di richiesta presentata da Ffffff Giuseppa Eeeee Reeeeee e Qqqq qqqqqqqqqq; che esso ente si era costituito all'udienza del 19 marzo 2007 per il solo reato di omicidio colposo contestato in cooperazione anche al geom. Carlo Iiiiiii, imputato quale direttore dei lavori e suo dipendente; che ad esito dell'istruzione dibattimentale il Iiiiiii era stato assolto con la formula per non aver commesso il fatto. Aggiunge l'ente, sempre in punto di fatto, che il Giudice di primo grado, nel ritenere colpevoli gli altri imputati (tutti estranei all'organigramma della Fondazione), ha condannato gli stessi e l'Enpam al pagamento di una provvisionale e delle spese processuali in favore delle costituite parti civili.

In punto di diritto - premesso che, secondo valutazione concorde di tutti i consulenti tecnici di parte escussi in primo grado, il crollo dell'impalcatura fu determinato dalle errate ed arbitrarie operazioni di smontaggio; e che dette condotte erano state poste in essere durante il periodo di formale chiusura del cantiere e di formale sospensione dei lavori che era stata ordinata dal Iiiiiii, quale direttore dei lavori, per conto della Fondazione e dall'imputato Cccccc, amministratore dell'impresa appaltatrice - le condotte imperite poste in essere dalle persone offese sarebbero la causa esclusiva dell'evento per cui si procede. Con il comportamento colposo delle persone offese può avere concorso il comportamento degli imputati Ddddddd e Ccccccc (estranei alla Fondazione) che avevano effettuato il reclutamento di mano d'opera non qualificata e specializzata al fine di provvedere allo smontaggio del ponteggio.

Tanto premesso l'ente ricorrente deduce di essere stata erroneamente chiamate a rispondere del fatto illecito altrui (e cioé dagli altri imputati condannati, ad esse estranei).

Per contro, i giudici di merito - sulla base: a) dell'accertata stipulazione di un contratto di appalto per l'esecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria dell'immobile intercorso tra la Fondazione e l'impresa dell'imputato Cccccc, b) degli accertati intercorsi ulteriori contratti di subappalto a cascata, non conclusi e non comunicati o autorizzati dalla Fondazione, c) della permanenza in capo all'appaltatore degli oneri dell'organizzazione dei mezzi necessari e della gestione a proprio rischio per il compimento dell'opera - avrebbero dovuto escludere la sussistenza della responsabilità civile della Fondazione non solo perché nessuna responsabilità penale era stata ascritta al direttore dei lavori (l'imputato Iiiiiii, suo dipendente), ma anche perché il rapporto tra la Fondazione e l'impresa Hhhhh dell'imputato Cccccc era disciplinato da uno specifico capitolato di appalto, che poneva a carico del titolare della sola ditta appaltatrice, l'imputato Cccccc, i danni cagionati a terzi in occasione dello svolgimento dei lavori nel cantiere di via Trinacria n. 58 (cfr. in particolare gli artt. 12 e 23). D'altronde, non sussiste corresponsabilità del committente ogni qual volta, come per l'appunto si verifica nel caso di specie, quest'ultimo affida l'opera ad impresa rivelatasi idonea per le capacità tecniche ed organizzative finalizzate alla corretta esecuzione dell'opera.

L'ente ricorrente censura la sentenza di primo grado laddove rileva (a p. 93 della sentenza di primo grado) che la responsabilità della Fondazione trae origine dal rapporto istitutorio intercorrente tra la stessa e il coordinatore per la sicurezza in fase esecutiva (l'imputato Aaaaaaa), con conseguente applicabilità dell'art. 2049 c.c., in quanto l'autonomia dell'attività del suddetto coordinatore, il carattere libero professionale dell'incarico allo stesso conferito e la sua estraneità all'organigramma della fondazione, sono tutti elementi che impediscono l'instaurarsi di qualsivoglia rapporto o vincolo di subordinazione del secondo alla prima, riconducibile al disposto dell'art. 2049 e suscettibile di costituire fonte di responsabilità civile nel processo penale.

9.2.- Con il secondo motivo viene denunciata la violazione di varie disposizioni di legge processuale, penale e civile.

In sintesi, deduce l'ente che, soltanto a seguito della notifica del decreto 20 dicembre 2006 - emesso dal Tribunale di Palermo su richiesta di Ffffff Giuseppa, Eeeee Reeeeee e Qqqq qqqqqqqqqq - era venuto a conoscenza della pendenza del processo.

Orbene, a seguito di detto decreto esso si era costituito responsabile civile per i reati commessi in danno delle sole parte civili indicate nel suddetto decreto.

Senonché la Corte territoriale ha confermato la condanna della Fondazione al pagamento di una provvisionale non soltanto in favore di Giuseppa Abate, Rosario Piano e Margherita Calò, cioé delle parti civili indicate nel decreto di citazione, ma anche in favore dell' Inail, che pure non aveva chiesto la citazione del responsabile civile e che comunque non era indicata nel decreto di citazione e non aveva formulato domanda risarcitoria.

In definitiva, secondo l'ente ricorrente, la propria citazione, quale responsabile civile anche nei confronti dell'Inali, sarebbe nulla ai sensi dell'art. 178 lettera c cpp (riguardante l'osservanza delle disposizioni concernenti l'intervento delle parti private). Detta nullità era già stata eccepita con l'atto di appello e andava valutata dalla Corte ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 604 comma 4 c.p.p.

10.- La parte civile Inail depositava memoria nella quale chiedeva il rigetto di tutti i ricorsi e la conferma integrale della sentenza emessa dalla Corte territoriale.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.La disamina dei ricorsi proposti impone una triplice comune premessa: in punto di contenuto del concetto di colpa in materia di prevenzione sugli infortuni sul lavoro; in punto di individuazione dei soggetti che, nella suddetta materia, assumono il ruolo di garante dell'incolumità fisica del prestatore di lavoro; nonché in punto di idoneità delle eventuali condotte negligenti riferibili al dipendente infortunato ad interrompere, ai sensi dell'art. 41, comma 2, c.p., il nesso di causalità sussistente tra l'omissione colposa di un garante e l'evento mortale (o, più semplicemente lesivo) che ne è derivato.

1.1. Sotto il primo profilo, si rammenta che la colpa è l'inosservanza di cautele doverose nell'esercizio di attività consentite; e che l'elemento peculiare della responsabilità colposa è che l'offesa non deve essere oggetto di volizione: il concetto di antidoverosità, invero, richiama una nozione di imputazione normativa dell'offesa. In altri termini, il giudizio colposo si sostanzia nel raffronto fra il comportamento effettivamente tenuto dal soggetto agente e il comportamento (ottemperante alla regola cautelare) che avrebbe potuto e dovuto realizzare.

La colpa presenta dunque un profilo oggettivo (l'antidoverosità) e uno soggettivo (la concreta capacità dell'agente di adeguarsi alla regola cautelare).

In particolare, la colpa specifica, presa in considerazione dall'art. 43, comma 1, III alinea, cod. pen. è determinata dall'inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline concernenti l'esercizio di attività considerate pericolose dall'ordinamento e perciò consentite subordinatamente al rispetto di regole cautelari compendiate in atti normativi (leggi, regolamenti) ovvero provvedimentali (ordini) ovvero codificate in discipline (circolari, regole dell'arte o dell'esperienza).

La differenza fra colpa generica e colpa specifica riposa sulla diversa tecnica di redazione del modello legale. Nella prima specie di colpa i concetti di negligenza, imprudenza e imperizia sono concretizzati attraverso la previsione di regole cautelari extragiuridiche di estrazione sociale, parametrate sulla figura immaginaria del c.d. agente modello della stessa condizione sociale e professionale del soggetto attivo. Per converso, nella seconda specie di colpa, come sopra rilevato, le regole cautelari a contenuto preventivo sono codificate in documenti normativi o provvedimentali. In linea di principio, l'osservanza di queste regole esclude il profilo dell'antidoverosità, salvo che residui un margine di colpa generica.

Occorra ancora chiarire che per dar luogo all'addebito a titolo di colpa specifica non è sufficiente la mera inosservanza della regola cautelare codificata (profilo oggettivo), ma è altresì necessario che l'autore avesse in concreto la possibilità di evitare il prodursi dell'evento offensivo (profilo soggettivo). Opinando altrimenti verrebbero a profilarsi i contorni di una culpa in re ipsa derivante della mera trasgressione, in contrasto con il principio costituzionale della personalità della responsabilità penale (art. 27, comma 1, Cost.)

Ai medesimi fini, è infine opportuno precisare che per configurare l'ascrizione dell'evento a titolo di colpa specifica, è necessario che, a seguito della violazione della regola preventiva trasgredita, si sia prodotta proprio l'offesa che essa mirava a evitare (c.d. nesso di congruità fra regola cautelare violata ed evento verificatosi).

1.2. Quanto poi alla individuazione dei soggetti garanti, si rileva che il legislatore, tenuto conto della complessità dei processi produttivi moderni, che sempre più coinvolge un numero ampio di imprese, ha di recente rivisitato la materia relativa al contratto di appalto, che, passando dalla disciplina originariamente prevista dagli artt. 4 e 5 del d.P.R. n. 547/1995, ha trovato una sua prima regolamentazione nell'art. 7 del d. Igs. N. 626/1994, per poi giungere alla elaborazione del complesso normativo di cui al d. lgvo n. 494/96, oggi sostanzialmente trasfuso nel d. legislativo 81/08.

In relazione a lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto, il dovere di sicurezza trova il suo referente, in primo luogo, nell'appaltatore, cioé nel soggetto che si obbliga verso il committente a compiere l'opera appaltata, con propria organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio: l'appaltatore, invero, quale datore di lavoro, è il primo destinatario delle disposizioni antinfortunistiche.

Ma nell'articolata disciplina posta da detto ultimo decreto, sono previste specifiche figure alle quali vengono affidati precisi compiti con connesse responsabilità. Le ragioni della introduzione di tale articolata disciplina risiedono non soltanto nella constatazione che i cantieri edili costituiscono un settore di attività che espone i lavoratori a rischi particolarmente elevanti, ma anche nell'esigenza che, all'atto della realizzazione di una opera, vi sia un coordinamento tra le varie imprese, chiamata a realizzarla.

In particolare, il D.Lgs. 14.8.1996 n. 494 prima, e il T.U. in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81), ora, hanno effettuato e confermato una scelta di campo: il committente è stato infatti coinvolto pienamente nell'attuazione delle misure di sicurezza. Chiara la ratio: il legislatore, al fine di contenere il fenomeno degli infortuni sul lavoro nel campo degli appalti e costruzioni, ha optato per la responsabilizzazione del soggetto per conto del quale i lavori vengono eseguiti. Quanto precede si è tradotto nella previsione di tutta una serie di obblighi in capo al committente, cristallizzati nell'ad 90 del T.U., che tra l'altro prevede la nomina (alla presenza delle ulteriori condizioni previste dalla legge) del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione nel caso di presenza di più imprese esecutrici; la verifica dell'idoneità tecnico professionale delle imprese affidatarie ed esecutrici.

Orbene, con specifico riferimento all'esecuzione di lavori in subappalto all'interno di un unico cantiere edile predisposto dall'appaltatore, la giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato il principio in base al quale gli obblighi di osservanza delle norme antinfortunistiche, grava non soltanto sull'appaltatore, ma anche su tutti coloro che esercitano i lavori, quindi anche sul subappaltatore interessato all'esecuzione di un'opera parziale e specialistica (Sez. 4, sent. n. 42477 del 16/07/2009, Cornelli, Rv 245786).

D'altra parte è stato precisato che, in tema di infortuni sul lavoro, con riferimento alle attività lavorative svolte in un cantiere edile, il coordinatore per l'esecuzione dei lavori è titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella degli altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto gli spettano compiti di "alta vigilanza", consistenti: a) nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell'incolumità dei lavoratori; b) nella verifica dell'idoneità del piano operativo di sicurezza (POS) e nell'assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e coordinamento; c) nell'adeguamento dei piani in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS. (Sez. 4, sent. N. 44977 del 12/06/2013, Lorenzi, Rv. 257167).

In generale, dalla sopra richiamata disciplina normativa (e in particolare dall'art. 26 del d.lgs 9 aprile 2008, n. 81) si desume il principio, secondo il quale, in caso di contemporanea presenza di più imprese all'interno di un medesimo cantiere edile, tutti i soggetti titolari di una posizione di garanzia hanno il dovere di cooperare all'attuazione di misure di prevenzione e protezione dei rischi sul lavoro incidenti sull'attività lavorativa oggetto di appalto, informandosi, reciprocamente, anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese, coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva.

1.3. Quanto infine alla rilevanza della eventuali condotte negligenti riferibili al dipendente infortunato, occorre osservare che, in tema di cause sopravvenute da sole sufficienti a determinare l'offesa, la giurisprudenza di legittimità ritiene che possano considerarsi tali quelle che diano luogo a una serie causale, sebbene non del tutto autonoma rispetto a quella riferibile all'agente, che si atteggi in termini di assoluta anomalia, eccezionalità e imprevedibilità (Sez. 4, sent. n. 13939 del 30/01/2008, Bauwens, Rv. 239593).

In particolare, è stato chiarito (Sez. 4, sent. n. 7267 del 10/11/2009, 2010, Iglina, Rv. 246695) che la condotta colposa del lavoratore infortunato non esclude la responsabilità dell'imprenditore, poiché il datore di lavoro è destinatario delle norme antinfortunistiche proprio per evitare che il dipendente compia scelte irrazionali che, se effettuate, possano pregiudicarne l'integrità psico-fisica: l'imprenditore è esonerato da responsabilità soltanto nel caso in cui il comportamento del dipendente sia eccezionale, imprevedibile, tale da non essere preventivamente immaginabile (e non anche nel caso in cui l'irrazionalità della condotta del dipendente sia controllabile, pensabile in anticipo, risolvendosi nel fare proprio il contrario di quello che si dovrebbe fare per non incorrere in infortuni).

Con particolare riferimento alla sicurezza sul luogo di lavoro, la giurisprudenza di legittimità ritiene che presenti efficacia interruttiva del rapporto causale esistente tra la condotta antidoverosa del datore di lavoro e l'offesa soltanto il comportamento abnorme del lavoratore che, per la sua stranezza e imprevedibilità, si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte dei soggetti preposti all'applicazione delle misure di prevenzione degli infortuni sul lavoro (Sez. 4, sent. N. n. 14440 del 05/03/2009, Ferraro, Rv. 243881).

In tale senso è abnorme soltanto la condotta del dipendente infortunato che esuli dai limiti delle attribuzioni proprie del segmento di lavoro ad esso attribuito, non insistendo nell'area di rischio della lavorazione svolta.

In ogni caso, quand'anche sussista una condotta colposa del lavoratore, questa non potrà comunque spiegare alcuna efficacia esimente per i soggetti destinatari di obblighi di sicurezza che abbiano violato prescrizioni in materia antinfortunistica (Sez. 4, sent. n. 12115 del 03/06/1999, Grande, Rv. 214999), in quanto le disposizioni prevenzionistiche hanno la funzione primaria di eliminare o almeno ridurre i rischi per l'incolumità fisica dei lavoratori intrinsecamente connaturati ai processi produttivi dell'attività di impresa, anche nelle ipotesi in cui siffatti rischi derivino da condotte colpose dei prestatori di lavoro.

Coordinatore per la Sicurezza: (1) Sentenza della Corte di Cassazione Sez. 4, n. 45862 del 14/09/2017, LAVORO - PREVENZIONE INFORTUNI - SUL LAVORO (Coordinatore per la sicurezza, CSE, POS, Alta Vigilanza PSC)<

Coordinatore per la Sicurezza: (2) Sentenza della Corte di Cassazione Sez. 4, Sentenza n. 45853 del 13/09/2017 Coordinatore per l'esecuzione dei lavori - Obblighi - Contenuto – Fattispecie (CSE, presenza del coordinatore, uso di una scale, alta vigilanza,<

Coordinatore per la Sicurezza: (3) Sentenza della Corte di Cassazione . 34869/2017 del 12/04/2017 (CSE, infortunio, pos, trabattello, alta vigilanza, rischio interferenziale, lesioni colpose)<

Coordinatore per la Sicurezza: (4) Sentenza della Corte di Cassazione n. 22296/2017 del 09/03/2017 (omicidio colposo per violazione di norme antinfortunistiche, Direttore dei lavori considerato CSE, escavatore, armatura di sostegno, art. 299, scavo)<

Coordinatore per la Sicurezza: (5) Sentenza della Corte di Cassazione n. 3288/2017 del 17.09.2016 (CSE, alta vigilanza, POS, PSC, Piano di lavoro, rimozione amianto, infortunio mortale, lavori in quota, cestello, dispositivo di trattenuta).<

Coordinatore per la Sicurezza: (6) Sentenza della Corte di Cassazione n. 27165/2016 del 24.05.2016 (CSE, variante di valico, obblighi informativi e formativi, infortunio, PSC, lavori autostradali, elevazione pila, caduta dall-alto). 1 Parte<

Coordinatore per la Sicurezza: (6) Sentenza della Corte di Cassazione n. 27165/2016 del 24.05.2016 (CSE, variante di valico, obblighi informativi e formativi, infortunio, PSC, lavori autostradali, elevazione pila, caduta dall-alto). 2 Parte<

Coordinatore per la Sicurezza: (7) Sentenza della Corte di Cassazione n, 47834/2016 del 26.04.2016 (CSE, adeguamento PSC, obbligo di sospensione, protezione delle aperture, segnaletica, alta vigilanza)<

Coordinatore per la Sicurezza: (8) Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori) 1° Parte<

Coordinatore per la Sicurezza: (8) Sentenza della Corte di Cassazione n. 46991/2015 del 12.11.2015 (CSE, infortunio, crollo ponteggio, infortunio, formazione ponteggiatori) 2° Parte<

Coordinatore per la Sicurezza: (9) Sentenza della Corte di Cassazione n. 14167/2015 del 12.03.2015 (CSE, PSC, art. 26, contratto d'appalto, d'opera o di somministrazione, datore di lavoro, lavori ferroviari, agente di scorta)<

Coordinatore per la Sicurezza: (10) Sentenza della Corte di Cassazione n. 14012/2015 del 12.02.2015 (Committente, Responsabile dei Lavori, infortunio, PSC, cedimento copertura, POS, art. 93, art. 90, lavori in quota)<

Coordinatore per la Sicurezza: (11) Sentenza della Corte di Cassazione n. 5172/2015 del 08.01.2015 (CSE, art. 97, comma 3, lett. b), d. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, mancata verifica della congruenza POS, Obblighi di Trasmissione, ITL Roma)<

Coordinatore per la Sicurezza: (12) Sentenza della Corte di Cassazione n. 3809/2015 del 07.01.2015 (CSE, omicidio colposo aggravato dalla violazione di norme per la prevenzione degli infortuni, Pos, Cantiere Temporaneo o Mobile, d. Lgs. n.17/2010)<

Coordinatore per la Sicurezza: (13) Sentenza della Corte di Cassazione n. 35827/2013 del 27.06.2013 (Omicidio colposo, piano di sicurezza assolutamente generico, linea aerea di media tensione, braccio autopompa, elettrocuzione)<

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