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Sentenza n. 39023/2016 del 15/03/2016 della Corte di Cassazione. Appalto e infortunio durante i lavori in quota. Se i dipendenti sono stati informati dei rischi, il committente non è responsabile.

Gentili colleghi,

ritenendo di fare cosa gradita nei confronti degli associati e non, lo Staff ILA, segnala la Sentenza n. 39023/2016 del 15/03/2016 della Corte di Cassazione. Appalto e infortunio durante i lavori in quota. Se i dipendenti sono stati informati dei rischi, il committente non è responsabile.<

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Sentenza n. 39023/2016 del 15/03/2016 della Corte di Cassazione<

Sentenza n. 39023/2016 del 15/03/2016 della Corte di Cassazione. Appalto e infortunio durante i lavori in quota. Se i dipendenti sono stati informati dei rischi, il committente non è responsabile.<

Committente; Contratti d'appalto, d'opera e di somministrazione; Lavori in Quota; MOG e Responsabilità amministrativa dell'impresa; Piano operativo di sicurezza; trabattello; Art. 26 del D. Lgs. n. 81/2008;

Penale Sent. Sez. 4 Num. 39023 Anno 2016 Presidente: BIANCHI LUISA Relatore: SAVINO MARIAPIA GAETANA Data Udienza: 15/03/2016<

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI GORIZIA nei confronti di:

XXXXXXXX XX XXXX N. IL 10/03/1959 SSSSS SSSSSSSS SSSSSSSSSS SRL

avverso la sentenza n. 923/2013 TRIBUNALE di GORIZIA, del 07/07/2015

visti gli atti, la sentenza e il ricorso

udita in PUBBLICA UDIENZA del 15/03/2016 la relazione fatta dal

Consigliere Dott. MARIAPIA GAETANA SAVINO

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Gabriele Mazzotta

che ha concluso per il rigetto del ricorso

Udito, per la parte civile, l'Avv

Uditi i difensori Avv. Gambero Giuseppe del Foro di Udine in difesa di xxxx che resiste nel rigetto del ricorso

Ritenuto in fatto

Yyyyyyyyyyy, Xxxxxxxx Yyyyyy, la ZZZ ZZZ s.r.l. con sede in Fossalta di Potogruaro e la Sssss ssssssss ssssssssss s.r.1., con sede in Gorizia, sono stati rinviati a giudizio rispettivamente, il Yyyyyyyyyy ed il Xxxxxxxx per i reati di cui agli artt. 113, 590 co. 2 e 3 c.p. — per avere, il primo in qualità di legale rappresentante della ZZZ ZZZ s.r.1., appaltatrice dei lavori di manutenzione all'interno dello stabilimento della ZZZZZ di Gorizia, il secondo in qualità di consigliere delegato per la sicurezza della ZZZZZ, cooperando colposamente nel cagionare l'evento dannoso, provocato a Jjjjjjj Jjjjjj, dipendente della ZZZ ZZZ, operante presso la ZZZZZ per l'esecuzione del contratto di appalto inerente i lavori di manutenzione presso quella ditta, lesioni colpose (trauma cranico, da precipitazione, inizialmente in prognosi riservata) guarite in sei mesi, per colpa determinata dall'inosservanza delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro (art. 26 co 2, 111 co 2 d.lvo 81/08) non avendo essi cooperato nell'attuare le misure di prevenzione dei rischi sul lavoro inerenti l'attività lavorativa oggetto dell'appalto, né avendo adottato le misure tecniche e di protezione dei rischi di cui al documento di valutazione dei rischi della ZZZ ZZZ s.r.l. né avendo adottato adeguate misure di prevenzione e protezione relativamente all'effettuazione dei lavori in quota — ; la ZZZZZ del reato di cui all'art. 25 septies co. 3 D.lvo 231/2001in relazione all'art. 590 co. 3 c.p. — per aver cagionato, avendo omesso la predisposizione di un modello di organizzazione al fine di prevenire reati in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, a Jjjjjjjj Jjjjjj, lesioni colpose per colpa determinata dall'inosservanza delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Come risulta dalla ricostruzione dei fatti effettuata nel giudizio di primo grado, il Jjjjjjjj era stato incaricato dall'impresa appaltatrice ZZZ ZZZ di svolgere dei lavori di installazione di cappe di aspirazione poste a servizio di alcuni box adibiti a lavori di finitura dei getti di fusione — in particolare si trattava di applicare un profilato metallico sui cieli dei box per meglio garantire il convogliamento e la captazione degli inquinanti — insieme al compagno di lavoro Fffff. I due erano dotati di un trabattello munito di una cesta semovente, rivelatosi di altezza insufficiente per raggiungere il punto di lavorazione. Dunque, al fine di raggiungere il punto in cui dovevano operare, i predetti hanno deciso di utilizzare quale piano di calpestio, la pannellatura di confinamento del box, costituita dal sanwich espanso interno e metallo di spessore ridotto e con mera funzioni di rivestimento; pannellatura che cedeva sotto il peso dei due lavoratori, crollando a terra e facendo cadere Jjjjjjjj e Fffff.

Il Tribunale di Gorizia, con sentenza emessa in data 7.7.2015, assolveva il Xxxxxxxx dal reato ascrittogli e dichiarava l'insussistenza dell'illecito amministrativo contestato alla YYYY Officine metalliche s.r.l.

Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione per saltum il PM per violazione dell'art. 26 co. 2 D.lvo 81/2008 essendo venuta a mancare proprio la cooperazione nell'attuazione delle misure di prevenzione sui rischi sul lavoro non essendo state adottate le misure di prevenzione di cui al documento di valutazione dei rischi della appaltatrice ZZZ ZZZ di cui la ZZZZZ era al corrente né essendo state attuate altre generiche misure di protezione per i lavori in quota.

Osserva, inoltre, il PM che non poteva considerarsi rischio specifico quello derivante dalla generica necessità di prevenire il rischio di caduta dall'alto per chi lavori in quota. Siffatto pericolo, infatti, risulta riconoscibile indipendentemente da specifiche conoscenze.

Nel caso di specie erano state individuate specifiche misure per la protezione dei lavori in quota ed inserite nel POS ma esse non avevano trovato attuazione e della mancata concreta adozione di dette misure, secondo il PM ricorrente, devono essere chiamati a rispondere con l'impresa appaltatrice anche il committente e la sua impresa.

Considerato in diritto

Il ricorso è infondato. Come è noto la responsabilità del committente è oggi espressamente prevista dalla normativa dall'art. 26 D.Lgs. n. 81/2008. Dunque in caso di lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto — come nel caso in esame — il dovere di sicurezza è riferibile oltre che all'appaltatore (diretto destinatario delle disposizioni antinfortunistiche), anche al committente. Ne consegue la possibilità, in caso di infortunio, di intrecci di responsabilità coinvolgenti anche il committente (ex pluris Cass. Sez. IV n. 44131/2015 RV 264974; Cass. Sez. IV n. 37840/2009 RV 245275).

Tale principio, però, non può essere applicato automaticamente. A ben vedere, infatti, non si può pretendere dal committente un controllo continuo e penetrante sull'organizzazione e sull'andamento dei lavori. Dunque ai fini della configurabilità di una responsabilità anche del committente è necessario un attento esame della situazione fattuale volto a verificare la concreta incidenza della condotta del committente nella causazione dell'evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta per l'esecuzione dei lavori (Cass. Sez. IV, n. 252672/2012).

A tal fine, vanno considerati: la specificità dei lavori da eseguire, i criteri seguiti dallo stesso committente per la scelta dell'appaltatore o del prestatore d'opera, la sua ingerenza nell'esecuzione dei lavori oggetto di appalto nonché la percepibilità da parte del committente di situazioni di pericolo (v. in tal senso Cass. Sez. IV n. 150811/2010 RV 247033).

In particolare, la responsabilità del committente è limitata ad alcuni obblighi specifici quali l'informazione sui rischi dell'ambiente di lavoro e la cooperazione nell'apprestamento delle misure di protezione e prevenzione, restando pertanto ferma la responsabilità dell'appaltatore per l'inosservanza degli obblighi prevenzionali su di lui gravanti (Cass. Sez. III n. 6884/2009 RV 242735).

Sotto quest'angolo visuale la sentenza impugnata risulta corretta e logicamente motivata. Il giudice di prime cure ha innanzitutto precisato che la seconda fase della lavorazione, da effettuarsi in quota, con evidente rischio di caduta, doveva svolgersi con l'ausilio di uno strumento diverso dal trabattello, essendo questo inidoneo a consentire lo sbracciamento fino al centro del box se non appoggiandosi alla parete superiore del manufatto, che non era stata posta in sicurezza. A tal fine, continua il predetto, era stato previsto l'impiego di una cesta sbracciante che avrebbe permesso di raggiungere il punto della lavorazione senza camminare sulla parete superiore del box, strumento meccanico previsto nel documento valutazioni rischi adottato dall'impresa appaltatrice ZZZ ZZZ s.r.l.

Orbene il Jjjjjjjj e l'altro dipendente erano stati avvertiti dal responsabile della produzione della ZZZ ZZZ, il Ddddd, — sentito come teste — della necessità di utilizzare la cesta invece di salire sulla parete superiore del box. Nonostante tali informazioni, però, il Jjjjjjjj, stante l'insufficiente altezza del trabattello, ha utilizzato quale piano di calpestio la pannellatura di confinamento del box.

Di conseguenza, essendo stati i dipendenti informati dei rischi della lavorazione, il giudice di merito ha correttamente ritenuto che la responsabilità dell'infortunio non ricadesse sul committente ovvero il Xxxxxxxx, quale amministratore delegato della committente ZZZZZ s.r.1., con delega alla sicurezza.

Difatti non si vede quale altra condotta esigibile poteva essere richiesta all'imputato, posto che nel POS dell'appaltatrice erano state previste apposite misure di prevenzione e che le stesse erano state specificamente illustrate ai lavoratori.

Tanto premesso il ricorso deve essere rigettato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, in data 15 marzo 2016.

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